Se devi realizzare una video intervista e non sai come fare, questa è la guida che fa per te.

Lavoro come videomaker da anni e di interviste ne ho fatte di tutti i tipi:

  • al chiuso
  • all’aperto
  • in piedi
  • seduto
  • camminando
  • singole
  • doppie
  • triple
  • per documentari
  • per aziende
  • ad amministratori delegati
  • ad operai
  • a VIP
  • a sconosciuti

Se non hai molto tempo a disposizione ho realizzato per te una piccola video intervista a me stesso in cui riassumo i concetti dell’articolo.

Tieni presente che per informazioni più dettagliate è meglio leggere ciò che ti dico di seguito.

Visto che realizzare questo video mi ha divertito molto, ho deciso di aggiungere un piccolo consiglio che non ho scritto nell’articolo come piccolo premio per averlo visto.

Questa guida ti permetterà di imparare un metodo che potrai applicare ad ogni tipo di situazione per realizzare l’intervista perfetta.

Non hai mai preso in mano una videocamera?

Nessun problema.

Sono qui apposta per insegnarti tutto quello che c’è da sapere!

Iniziamo.

Come realizzare una video intervista perfetta

Intervista singola a un ragazzo

Come ho detto prima una delle mie professioni è il videomaking.

Nel corso della mia lunga carriera, prima come studente e poi come professionista, ho ormai perso il conto di quante interviste io abbia fatto.

Alcune sono uscite molto bene, altre non sono proprio uscite. Nel senso che non sono mai state pubblicate. Mai.

Tutti possono sbagliare, no?

Siccome so che tu vuoi evitare di sbagliare ti chiedo di rimboccarti le maniche perché ti aspetta un articolo lungo e dettagliato.

Fare un’intervista perfetta significa innanzitutto scegliere il posto migliore.

1. La location per l’intervista

Non sottovalutare mai la ricerca del posto giusto per un’intervista.

Fai sempre sopralluoghi e tieni ben presente di assicurarti che rientri tutto nei parametri che andrò ad elencarti e spiegarti qui sotto.

La scelta del luogo è meno semplice di quanto sembri e ci sono molte cose da tenere presente, ma non ti preoccupare: sono qui apposta per aiutarti.

Una location non dovrà essere esclusivamente bella, anzi. Una location dovrà essere FUNZIONALE.

Ma vediamo quali sono gli elementi a cui dovrai prestare la massima attenzione.

L’audio

Ragazza di spalle con cuffie

La prima cosa a cui devi fare molta attenzione sono i rumori.

Se devi fare un’intervista significa che l’intervistato dovrà rispondere a delle domande e parlare molto.

Non esiste microfono al mondo in grado di captare solo ed esclusivamente la voce del tuo intervistato.

Un microfono ‘sente’ tutto (esistono vari tipi di microfoni che possono aiutare ad escludere rumori indesiderati, ma ne parliamo più avanti)

Hai mai seguito una gara di MotoGP in televisione? Lì sono tutti professionisti con attrezzature invidiabili, ma quando i motori passano sul rettilineo vicino ai box non c’è nulla da fare, l’intervista coi tecnici viene fortemente disturbata.

Evita quindi, ad esempio, di stare troppo vicino ad una strada. Evita che ci siano persone che parlano nella stessa stanza in cui stai registrando.

Se vuoi tenere come sfondo un ufficio pieno di gente che lavora assicurati di ottenere il massimo silenzio da chi sta lavorando e tieniti comunque sufficientemente lontano da fonti di rumori improvvisi (telefoni, citofoni, campanelli) e da fonti di rumori costanti (tastiere, condizionatori d’aria, distributori automatici, macchinette del caffè).

Se dovesse passare un’ambulanza interrompi l’intervista e riprendi quando il rumore è passato. Stessa cosa per le campane (queste sono abbastanza facili da controllare, rintoccano ogni ora. Le più antipatiche ogni mezzora.)

Questi consigli ti aiuteranno non solo ad evitare di avere rumori fastidiosi per chi ascolterà l’intervista, ma anche per non far notare troppo i tagli di montaggio.

Lo sfondo

Set studio per intervista

Anche questo aspetto non è da sottovalutare.

Avere troppe cose sullo sfondo può distrarre l’utente finale dalle parole dell’intervistato. Una tecnica molto comune che viene utilizzata, ad esempio nei documentari, è porre il soggetto di fronte ad uno sfondo neutro, monocolore, tendenzialmente nero o molto scuro.

Questo focalizza sul soggetto parlante l’attenzione dello spettatore che, in assenza di altre cose da guardare, non sposterà facilmente lo sguardo.

Questa tecnica è molto efficace anche in termini produttivi. Per un documentario in cui ho lavorato avevamo a disposizione 3 giorni e 52 persone da intervistare.

Anziché cercare 52 location diverse ne abbiamo allestita una identica per tutti, neutra, con fondale monocolore. In questo modo si risparmia molto, molto tempo.

In un altro documentario, invece, abbiamo contestualizzato ogni intervistato per permettere allo spettatore di riconoscere più facilmente chi stessimo intervistando.

Non esiste il modo più o meno giusto. Esiste solo quello che funziona di più per ciò che devi realizzare. Prima di decidere come intervistare qualcuno, quindi, cerca di avere sempre ben presente la finalità dell’intervista.

Cerca sempre di sfocare lo sfondo, in particolare se non è un fondale monocolore. Con questo piccolo accorgimento manterrai l’attenzione dello spettatore sull’intervistato.

CONSIGLIO

Un trucchetto per sfocare bene lo sfondo è allontanarsi con la videocamera e ‘telare’ (ovvero zoomare in avanti, o usare un teleobiettivo, tipo 70mm o più) verso il soggetto. Maggiore sarà la quantità di luce e meno avrai bisogno di aprire il diaframma. Se lo tieni troppo aperto rischi di ‘bruciare’ l’immagine.  Attento però perché più lo chiuderai e più lo sfondo andrà a fuoco. Trova il giusto equilibrio di tutti i fattori.

L’elettricità

cavi corrente elettrica

Tutta la strumentazione di un videomaker funziona a batterie ricaricabili (in rari casi usa e getta).

Nonostante questa comodità sarebbe sempre meglio evitare di interrompere l’intervistato per cambiare la batteria alla macchina da presa. Ti consiglio quindi di portarti dietro l’attacco a rete, anche per avere una cosa in meno a cui pensare durante l’intervista.

Attenzione però! Inutile avere il cavo di alimentazione se non hai una presa elettrica a cui attaccarlo. Quando farai il sopralluogo assicurati di avere la possibilità di raggiungere un punto di erogazione di elettricità o, in caso di intervista in esterni, di avere una buona scorta di batterie cariche.

Meglio ancora se hai la possibilità di tenere in carica alcune batterie durante l’intervista o se hai un aiutante che può andare a portare le batterie scariche a caricare e portarti quelle cariche (aneddoto “divertente”: io l’ho fatto per un sacco di tempo durante la mia gavetta).

L’elettricità è tua amica anche quando parliamo di illuminazione (che andremo ad analizzare nei prossimi paragrafi). Esistono molti modelli di luci portatili a batteria e a basso consumo, ma il sostegno della rete elettrica è sempre una tranquillità.

Le finestre e gli specchi

Fotografia allo specchio

Stai SEMPRE attento alle finestre e agli specchi (e non dimenticare i quadri). Tutto ciò che ha una superficie riflettente è il tuo peggior nemico. Non importa quanto tu sia stato attento, in montaggio ti accorgerai sempre che un quadro sta riflettendo lo stativo che regge la luce.

Gli specchi sono facili da individuare ma è difficile ricordarsi del danno che possono fare.

Le finestre possono essere sia delle nemiche infide che delle validissime alleate. Una volta assicuratoti che non riflettano te, le luci, la videocamera o gli stativi, puoi provare a sfruttarle per avere un taglio di luce in più e sforzare meno il sensore della macchina.

Tieni conto che anche la luce naturale proveniente dalle finestre è un nemico.

Nel caso in cui tu non sia in grado di gestirla assicurati che ci sia un modo per oscurarle, così potrai dominare la fotografia (gergo tecnico utilizzato per indicare la luce di un’inquadratura) con i tuoi corpi illuminanti senza preoccuparti di nuvole passeggere e spostamento dell’ombra nel tempo.

CONSIGLIO

Se la superficie riflettente non può essere rimossa (ad esempio il quadro di sfondo è molto grosso e rimuoverlo creerebbe un vuoto incolmabile) puoi provare a inclinare di qualche grado applicando degli spessori. Prendi del nastro telato (assieme al polistirolo è uno degli strumenti più utili sul set ed in gergo viene definito “gaffa”) e, arrotolandolo su se stesso, applicalo dietro al quadro o allo specchio che sta riflettendo oggetti indesiderati fino a che questi non saranno più riflessi. Nel caso della finestra ti basterà semplicemente farla ruotare di qualche grado sui suoi stessi cardini.

La location di riserva

Un piano ben congeniato comprende sempre un piano B.

Portare a casa l’intervista qualsiasi cosa succeda ti farà fare una gran bella figura.

Pensare a tutto è un buon modo per non farsi cogliere impreparati. Piove e devi rinviare l’intervista in esterna? Facciamola in interno!

La stanza in cui volevi intervistare l’amministratore delegato è chiusa a chiave, il personale non trova la chiave e il tempo a disposizione per l’intervista sta scivolando via come sabbia fra le dita?

Fortunatamente nel sopralluogo hai adocchiato il salone sempre aperto e bene illuminato e chiedi se si può ripiegare su quello spazio.

Bene, facciamo un piccolo riassunto per chiarirci le idee.

Quando fai un sopralluogo per la location della tua intervista tieni sempre presente questi aspetti:

  • L’audio, evita luoghi particolarmente rumorosi
  • Lo sfondo, evita distrazioni alle spalle dell’intervistato
  • L’elettricità, quando possibile evita troppi cambi batteria
  • Le superfici riflettenti, non è il massimo finire per errore nell’inquadratura
  • La location di riserva, per portare a casa il lavoro qualsiasi cosa succeda

Ora che hai studiato bene la situazione e hai trovato la location giusta passiamo al set up, o allestimento, dell’attrezzatura.

2. Le macchine da presa

Dove e come posizionarle

Broadcast camera

Come avrai notato dal titolo ho appositamente scritto al plurale.

Per fare una buona video intervista servono ALMENO due inquadrature e quindi ALMENO due videocamere (non sempre, ma questo te lo spiego più avanti).

Le inquadrature di cui hai bisogno sono:

  • larga
  • stretta

Perché?

Per rendere meno monotono il montaggio e quindi meno noiosa la visione, per poter inserire coperture video differenti dall’intervista e per nascondere l’elisione di parti non utili come ad esempio incertezze nel discorso dell’intervistato.

Fai bene mente locale sul tipo di intervista che vuoi fare.

Verrà inquadrato solo l’intervistato o sarà presente anche l’intervistatore? Seduti o in piedi?

Se l’intervistato non è particolarmente avvezzo a stare di fronte alla telecamera ti consiglio di lasciarlo seduto.

Sarà più rilassato e penserà molto meno al tipo di postura che dovrà tenere.

Nel caso in cui ci sia solo l’intervistato ti consiglio di impostare l’inquadratura larga in modo tale che tagli il soggetto poco sopra l’anca e che lasci (come si dice in gergo) poca ‘aria in testa’, ovvero non tagliargli la fronte ma non stare nemmeno troppo alto (è tutto spazio sprecato e che non racconta nulla allo spettatore).

Tieni sempre un po’ di ‘aria’ a destra o a sinistra dell’intervistato, non tenerlo mai al centro.

L’inquadratura stretta inquadrerà dalla testa alle spalle.

In vari casi, tenendo sempre ferma l’inquadratura larga, potrai muovere quella stretta ed andare a prendere dei dettagli dell’intervistato (ad esempio il movimento delle mani mentre parla).

CONSIGLIO

Se hai a disposizione una sola videocamera assicurati che possa registrare in 4K (minimo 3996×2160 pixel) ed esporta il video finale in FullHD (1920×1080 pixel). In questo modo potrai ‘croppare’ (generare una porzione di video e allargarla) l’immagine e mantenere la qualità inalterata.

La stessa cosa vale se hai una camera FullHD e vuoi esportare in HD (1280×720 pixel). Tieni sempre presente il formato di esportazione finale. Attualmente Facebook, ad esempio, non permette di caricare video di qualità superiore a HD. Con il trucchetto che ti ho appena spiegato puoi intervistare una persona con una inquadratura larga in FullHD e poi in montaggio “allargare” alcune parti del video per ottenere i primi piani sul volto e caricare il risultato finale sulla tua pagina Facebook senza perdere qualità.

ATTENZIONE!

Non fare MAI il contrario! Non prendere un formato più piccolo, ad esempio FullHD, per allargarlo alle dimensioni di un formato più grande come il 4K. Otterresti solo un effetto di “spixellamento” o “sgranatura dell’immagine”, in parole povere una enorme perdita di qualità.

La posizione delle videocamere rispetto al soggetto è FONDAMENTALE.

Se hai un unico soggetto le videocamere devono essere entrambe posizionate alla sua destra o alla sua sinistra.

Mai, mai, ripeto MAI posizionare una camera a sinistra e una a destra dell’intervistato. In gergo viene definito ‘scavalcamento di campo’ e l’effetto finale, in montaggio, farà sembrare che il soggetto stia parlando con se stesso.

Quando invece i soggetti sono due sarebbe preferibile avere 3 camere. Una al centro dei due soggetti che fungerà da ‘totale’ (la ripresa che in montaggio ti salva la vita).

La camera a sinistra che riprenderà il soggetto a destra e la camera a destra che riprenderà il soggetto a sinistra. L’effetto finale in montaggio, quando accosterai i due primi piani, sarà l’incrocio delle linee dei loro sguardi.

3. La fotografia

L’illuminazione di un’inquadratura viene definita ‘fotografia’.

Il direttore della fotografia, detto anche Director of Photography (D.o.P.), è colui che gestisce i corpi illuminanti e i parametri della macchina da presa.

Sto ovviamente parlando di una figura che si può facilmente trovare sul set di un film o di uno spot televisivo. La fotografia di un’intervista non richiede tutte le conoscenze e le competenze di un D.o.P., ne bastano alcune e non sono troppo complesse.

Una buona fotografia minima ed efficace si realizza con 3 (in casi estremi 2) fonti luminose chiamate:

  • Taglio (o chiave)
  • Diffusa (riempitiva)
  • Controluce (il termine è impreciso, ma comunemente accettato)

I corpi illuminanti sono essenziali per vari motivi. Anzitutto sono totalmente controllabili.

Se fai illuminare il tuo soggetto dalla luce del sole che entra dalla finestra dopo meno di 10 minuti saranno cambiati: la temperatura colore (tra poco ti spiego cosa è), la posizione del sole, la posizione delle ombre (in montaggio sarà il tuo problema principale).

Se stai facendo un’intervista all’aperto sarà meglio posizionare il tuo soggetto all’ombra di qualcosa e illuminarlo con luci a batteria se hai intenzione di fargli raccontare tutta la sua vita.

Non usare mai l’illuminazione della stanza. Solitamente una stanza è illuminata dall’alto e questo genera dei terribili coni di ombra sotto il naso e mette totalmente in ombra gli occhi.

I corpi illuminanti dovranno essere posizionati in alto tramite degli stativi, certo, ma saranno comunque frontali rispetto al soggetto (almeno il taglio e la diffusa) e quindi avranno un’inclinazione di almeno 45 gradi circa. Non posizionare mai una lampada in modo che faccia cadere la luce ‘a pioggia’ sul soggetto.

Utilizzare i tuoi corpi illuminanti ti permette di dominare la temperatura colore. Cercherò di spiegare velocemente di cosa sto parlando.

Le videocamere hanno un sensore che ha bisogno di sapere qual è il colore del bianco.

Lo so, sembra non avere senso come frase. Il fatto è che il nostro occhio tara il bianco in maniera automatica.

Il sensore di una videocamera no (a meno che tu non voglia usare l’impostazione AUTO, ma in quel caso mi domando perché tu stia leggendo questo articolo).

Le temperature più comuni sono 3200K (Kelvin) e 5600K.

La prima viene definita ‘luce calda’ ed è la temperatura colore assunta da corpi illuminanti a incandescenza (ad esempio le lampadine a filamento di tungsteno), detta generalmente luce da interno.

La seconda è una temperatura effettivamente molto simile a quella della luce solare ed è tendente al bianco effettivo.

Quello che deve importarti è che tutti i tuoi corpi illuminanti emanino la stessa temperatura colore e che combaci con quella impostata sulla videocamera.

In questo modo un oggetto che dovrebbe essere bianco risulterà veramente bianco (questo ti toglie un bel po’ di lavoro in fase di Color Correction).

Attualmente in commercio sono presenti molte soluzioni di corpi illuminanti con temperatura colore variabile.

Ci saranno magari altri articoli in cui potremo andare ad approfondire questi argomenti se me lo chiederai nei commenti.

In ultimo, con i tuoi corpi illuminanti (realizzati appositamente per riprese video), eviterai il terrore di tutti i videomaker: il ‘flickering‘.

Flickering

Per farti capire subito di cosa stiamo parlando: hai mai inquadrato (anche solo con lo smartphone) un monitor? Hai presente le bande nere che continuano a scorrere? Ecco.

Questo fenomeno si chiama, appunto, ‘flickering’ e deriva dalla frequenza di emissione del monitor.

Nel nostro caso sarà un problema derivante dalla frequenza di emissione delle luci della stanza in cui stiamo realizzando l’intervista.

Non ti preoccupare! Se hai portato le tue luci questo fenomeno non dovrebbe verificarsi.

Se per qualsiasi motivo dovessi avere problemi di flickering dovrai variare la velocità dello ‘shutter’ (otturatore).

Cerco di non entrare troppo nei dettagli: il concetto è che essendo la luce emessa con determinata frequenza allora variare la velocità dell’otturatore varierà la frequenza di quest’ultimo.

Quando le due frequenze combaceranno allora avrai eliminato il problema.

Quando modifichi la velocità dello shutter tieni presente che dovrà comunque SEMPRE essere un multiplo degli fps (frame per second, scatti al secondo) con cui stai registrando il video (i valori più comuni di fps sono 24, 25, 30).

Riuscire quindi a far combaciare tutto non è semplice.

Se hai dei corpi illuminanti che ti evitano calcoli complicati e problemi all’immagine tanto meglio portarseli dietro, no?

Andiamo quindi a vedere come posizionare le luci.

Luce di Taglio

luci per intervista

La luce di taglio, detta anche ‘luce chiave’ o ‘luce principale’, determina la principale fonte di illuminazione del soggetto e genera un’ombra intensa.

Solitamente viene proiettata in maniera diretta verso l’intervistato tramite un corpo illuminante a ‘spot’ (una luce direzionale).

Ha una forte intensità ed illumina solo una porzione dell’inquadratura.

Questo tipo di illuminazione va posizionato a destra o a sinistra del soggetto, in modo da arrivare, appunto, di taglio ed illuminare uno dei due profili.

ATTENZIONE!

Con la luce di taglio bisogna illuminare il profilo rivolto verso la videocamera. Se il soggetto inquadrato ha la videocamera posizionata alla sua destra significa che verrà inquadrato il suo profilo destro, quindi il taglio dovrà essere posizionato alla destra del soggetto e quindi a destra del punto macchina.

Il posizionamento più comune è a 45 gradi (considerando l’angolo retto formato dalla linea dello sguardo e quella delle spalle del soggetto illuminato).

Se proprio vogliamo fare anche un pochino di storia della fotografia questo tipo d’illuminazione viene anche definito Rembrandt. Tale pittore era infatti solito realizzare ritratti con questo tipo di taglio.

Ad una lezione tenuta da Vittorio Storaro (direttore della fotografia italiano vincitore di 3 premi Oscar) ricordo che disse “Caravaggio fu il primo direttore della fotografia della Storia”. Se lo dice lui io gli credo. Il concetto è che la fotografia dell’ultimo secolo ha sempre preso spunto dalla storia dell’arte e riconoscere un utilizzo della luce simile a Caravaggio, Rembrandt o Hopper in una produzione cinematografica è molto comune.

Questo si ripercuote a cascata dalla settima arte fino al mestiere più umile ed in piccolo del videomaker.

Luce Diffusa

Viene definita ‘diffusa’ l’illuminazione generale dell’inquadratura. Non genera ombre molto definite e viene usata per contrastare l’effetto della luce di taglio, per evitare che quest’ultima metta troppo in ombra una parte del viso.

Questo corpo illuminante va posizionato all’opposto del ‘taglio’ e non va proiettato direttamente sul soggetto.

Per generare una luce diffusa (l’effetto finale da cui prende il nome la tipologia di illuminazione) dobbiamo proiettare la luce verso una superficie altamente riflettente (possibilmente bianca).

Esistono vari metodi per ottenere questo risultato:

  • pannello di polistirolo (sui set è lo strumento più utilizzato dal reparto fotografia, non sto scherzando)
  • diffusore (il più conosciuto è sicuramente il Lastolite, tant’è che normalmente si dice ‘passami il Lasto’ e non ‘passami il diffusore’)
  • il soffitto bianco (a mali estremi, estremi rimedi. Se non hai alternative, punta la luce sul soffitto. Funziona.)

In alcuni casi puoi puntare la luce diffusa verso il soggetto e applicare un foglio di ‘frost’ (è un materiale apposito molto utilizzato sui set), oppure della carta da forno (ti assicuro che il risultato finale è simile e ti sei risparmiato una grossa spesa). La ‘frost’, diversamente dalla carta da forno, essendo un materiale da professionisti esiste in vari tipi di gradazione di diffusione detti ‘stop’. Non è questo però l’articolo in cui mi metterò a fare una lezione di fotografia approfondita.

Controluce

Il mio docente di direzione della fotografia mi starebbe già urlando contro per aver usato questo termine.

Potrei sbagliarmi ma se non ricordo male la parola corretta da usare dovrebbe essere ‘sottomodulante‘.

Viene impropriamente usato il termine ‘controluce’ perché rende più facilmente l’idea.

In definitiva, questo tipo di illuminazione va posto alle spalle del soggetto e puntato verso la sua nuca.

L’effetto finale sarà una linea di luce che descrive il soggetto e lo stacca dal fondo.

ATTENZIONE

Questo corpo illuminante NON deve essere inquadrato (altrimenti otterremmo un vero e proprio controluce) in un’intervista (esistono sempre le eccezioni).

Non si troverà quindi sulla stessa linea creata da soggetto e videocamera, ma ad un angolo generalmente di circa 45 gradi (considerando l’angolo retto generato dalla linea della spalla e la linea della nuca).

Questo tipo di illuminazione è fondamentale quando lo sfondo è uniforme e monocolore.

In tutti gli altri casi non è essenziale per portare a casa un’intervista con una buona diffusa e un buon taglio.

UN PICCOLO CONSIGLIO

Quando lo sfondo è uniforme e quando non hai un controluce, il colore del vestito del tuo intervistato NON deve MAI combaciare con il colore principale dello sfondo.

Se dovesse capitarti trova il modo di far cambiare d’abito l’intervistato o passa alla location di riserva.

Rischieresti altrimenti di intervistare una testa galleggiante.

Ora che hai piazzato videocamere e luci non resta che parlare di audio. Che tu ci creda o meno questo è l’aspetto più importante.

Sbagliare l’audio segna il confine fra un’intervista professionale ed una amatoriale.

Rumori indesiderati, frasi smangiucchiate, forte vento, fischi, risonanze, perdite di segnale…Questi sono solo alcuni dei vari problemi a cui devi fare molta attenzione quando registri.

Stai riprendendo un’intervista.

L’intervistato parla.

Quindi l’audio DEVE essere impeccabile. Punto. Non si discute.

Non capisci nulla di audio? Tranquillo. Nemmeno io ci ho mai capito granché.

L’esame in accademia l’ho passato facendo una fatica immane. La tua fortuna è proprio questa.

Se riesco a farlo io, vuol dire che seguendo i miei consigli, puoi farlo anche tu.

Evitando quindi moltissima teoria dell’audio, andiamo subito al sodo e parliamo dei microfoni.

4. Microfoni

radio microfoni wireless rode link

Prima di pensare ai microfoni, volevo darti un piccolo grande consiglio: PORTA LE CUFFIE.

Di microfoni ce ne sono di vari tipi:

  • omnidirezionale
  • cardioide
  • supercardioide
  • bidirezionale

Andiamo ad identificare subito quello che ci è utile, ossia l’omnidirezionale.

Questa famiglia di microfoni comprende sia i ‘Lavalier‘ (piccoli microfoni a spilla) che i microfoni a condensatore.

Focalizziamoci sui Lavalier.

Questa tipologia di microfono è sicuramente la più utilizzata e diffusa per le interviste perché facile e veloce da applicare, facile da nascondere.

Principalmente collegata a sistemi radio quindi controllabile da remoto. Per ora ti consiglio di concentrarti sull’utilizzo esclusivo di questi microfoni per le tue interviste.

Se avrai voglia di approfondire questo discorso, sarà sufficiente scrivermi un commento e chiedermi un articolo più specifico e provvederò a scriverlo.

Il microfono Lavalier, a volte denominato erroneamente ‘radiomicrofono’, deve essere piazzato sul petto dell’intervistato.

Microfonare un uomo è molto più semplice che microfonare una donna. E non per i motivi che stai pensando.

Un uomo, nella maggior parte dei casi, indosserà una camicia. Agganciare un Lavalier nell’asola di un bottone è la cosa più comoda del mondo.

Una donna, invece, potrebbe indossare un abito o un vestito o qualsiasi altra cosa che renderà davvero scomodo trovare un punto di aggancio per il microfono.

Io, per non sbagliare, mi porto sempre dietro un fonico.

Se non hai questa possibilità, una volta agganciato il microfono, fai delle prove e controlla che non ci siano interferenze con la registrazione.

Qualche esempio di interferenza:

  • i capelli lunghi potrebbero colpire il microfono e portare dei fastidiosi picchi di volume (ricorda, anche gli uomini possono avere i capelli lunghi)
  • sciarpe, foulard, pashmina, collane e tutti i vari oggetti che si possono appendere al collo potrebbero urtare il microfono e interferire con la registrazione
  • agganciare il microfono al collo di un maglione o di una camicia non è una buona idea se l’intervistato pesa qualche chilo di troppo e il microfono preme direttamente sulla pelle

Quando usi i radiomicrofoni armati di batterie stilo AA non ricaricabili (le batterie ricaricabili, per quanto più ecologiche, se non gestite al meglio portano a problemi di mantenimento della carica)

Controlla sempre il livello di carica di ricevitore e trasmettitore prima di iniziare un’intervista.

Non è carino interrompere l’intervistato dopo due minuti dall’inizio per sostituire delle batterie scariche.

CONSIGLIO

Intervistare qualcuno in una stanza quadrata o con pochi mobili potrebbe generare grossi problemi di risonanza (una sorta di eco). Il modo più facile e veloce per ovviare questo problema è riempire la stanza di tappeti e tende. Anche le scatole delle uova sarebbero molto efficaci, ma non sono altrettanto carine da usare come scenografia.


Se sei arrivato fino a qui mi complimento con te. Ci tieni davvero tanto a fare bene la tua intervista.

So che non è stato facile e che ti ho raccontato molte cose. Ti assicuro che dopo due o tre interviste padroneggerai tutti questi aspetti tecnici senza troppe preoccupazioni.

Un po’ come quando si impara a guidare, dopo qualche tempo alcune cose diventano un automatismo.

Se l’articolo ti è stato utile fammelo sapere con un commento o un like. Se pensi che possa servire anche ad altre persone condividilo.

Hai voglia di leggere altre informazioni e magari qualche altro aneddoto successomi sui vari set? Non esitare a chiedere.

Ci vediamo al prossimo articolo!