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Come trovare personale qualificato? 3 punti chiave

Sei alla ricerca di personale qualificato ma non riesci a trovare collaboratori validi? Forse stai cercando nel modo sbagliato. Leggi questo articolo per imparare come fare la selezione del personale nel modo giusto!

Avere collaboratori validi può fare una enorme differenza. Va più lontano un collaboratore capace che 10 scarsi.

Eppure siamo di fronte a un assurdo. Nonostante l’enorme domanda di lavoro, trovare collaboratori affidabili sembra essere impossibile. È mai possibile che trovare una persona volenterosa, onesta e allo stesso tempo con le competenze necessarie per iniziare a lavorare sia così difficile?

Per questo ho scritto una breve guida per aiutarti a fare la selezione del personale in modo da far crescere il tuo business!

Partiamo dalla prima fase.

1. La selezione del personale

icona selezioneLa prima cosa da sapere prima di affrontare la selezione è che il carattere e la predisposizione personale rimangono indipendentemente dalle competenze. Questa è la cosa più importante in assoluto.

Infatti, le competenze possono essere acquisite, mentre le caratteristiche della persona rimangono sempre le stesse.

Quindi, meglio un collaboratore con poca esperienza ma tanta voglia di apprendere di una persona che pensa di avere imparato tutto. Anche se trovi un super-esperto che fa un ottimo lavoro da subito, stai sempre attento ad inserirlo nel team.

Se la sua impostazione è troppo rigida, infatti, rimarrà sempre fermo sulle sue posizioni anche in caso di cambiamenti nel mercato. Questo, alla lunga, ti darà un sacco di problemi. Sarà un ingranaggio che non funziona nella macchina del tuo business!

Ma come fai a trovare un collaboratore che ha voglia di imparare e darsi da fare?

Al giorno d’oggi ai colloqui arriva gente con le esigenze più assurde. Anche noi qui in ufficio ne abbiamo sentite di tutti i colori. Viene da chiedersi come sia possibile avere la faccia tosta di dire frasi del tipo il primo giorno di lavoro posso stare in ufficio fino alle 17 perché poi devo andare a giocare a biliardo con gli amici.

Ma è presto detto: molte persone sono cresciute con vizi e aspettative al di là della loro portata e non sono disposte a piegare la schiena. Sono quei classici tipi che appena laureati pensano di sapere tutto e di potere aspirare a un posto da dirigenti solo perché hanno un pezzo di carta. Anzi, a volte non hanno nemmeno la laurea.

Questi, fin quando continueranno con questo atteggiamento, non saranno mai ottimi collaboratori.

Devi sapere però che in mezzo ad un mare di aspiranti scroccatori di stipendio ci sono individui disposti a dare tutto quello che hanno per un progetto che li faccia sentire appagati e realizzati.

Queste persone non sono interessate a passare una vita timbrando il cartellino per portare a casa 1000 euro al mese, ma stanno cercando un modo per migliorarsi e poter dire: ecco, questo è il mio posto nel mondo!

Tu a quelli devi puntare.

Ma non hai il mirino…

Allora eccoti un paio di consigli pratici che ti permetteranno di selezionare le persone giuste prima ancora di leggere il loro curriculum.

icona sceltaUn passaggio da fare è scrivere una frase in fondo all’annuncio e chiedere di citarla nella lettera di presentazione del candidato via email. Se uno te la cita, l’ha letto fino in fondo e quindi è seriamente interessato a far parte del tuo team. In caso contrario è probabilmente uno di quelli che rispondono a tutti gli annunci nella speranza di essere contattati da qualcuno. Prendi in considerazione solo ed esclusivamente le persone che hanno dato prova di avere letto l’annuncio. Questo semplice stratagemma ti dimezzerà il lavoro di selezione. Quelli che ti risponderanno correttamente saranno pochissimi.

icona domandaUn’altra idea vincente consiste nel mandare via email ad ogni aspirante collaboratore alcune domande su ciò che può offrire all’azienda. Ti permetterà di selezionare subito i profili adatti al ruolo che stai cercando senza perdere troppo tempo.

 

Sicuramente ti starai chiedendo: e il curriculum?

Presto detto: tienilo come traccia generale.

Quello che sto per dirti probabilmente lo sai già, ma è sempre meglio ricordarlo: non prendere come oro colato tutto quello che c’è scritto nei curriculum che ti arriveranno. Tanto i candidati tendono sempre ad esagerare. È matematico. Non lo fanno in cattiva fede: è una cosa che viene naturale quando c’è molta competizione per un posto di lavoro.

Ed è proprio per questo che ci prepariamo alla fase di colloquio, che andrà a scavare in profondità per fare emergere la vera natura e le vere competenze del candidato.

Continua a leggere e scopri come condurre il colloquio!

2. Il colloquio di selezione

icona colloquioIl primo rapporto con la persona è importantissimo. Quando incontri un nuovo candidato, chiediti come lo vedi, che impressione ti dà. Se l’impatto è buono e ti senti a tuo agio in sua presenza, tienilo in considerazione.

Se invece avverti qualcosa che ti infastidisce, scartalo anche se ha un curriculum meraviglioso.

Dici che sono un po’ troppo drastico? Niente affatto.

Infatti, quando una relazione parte con il piede sbagliato, quasi sicuramente prosegue allo stesso modo. Puoi fare finta di non vedere le problematiche, ma prima o poi ti si ripresenteranno moltiplicate per dieci.

Per farti capire meglio il concetto, immagina di essere un contadino. Vai a comprare un sacco di grano da semina. Scopri che non è puro, ma è mescolato a tanti semi di erbacce. Fai finta di niente e lo semini. Stai sicuro che prima o poi l’erbaccia diventerà ingestibile e comprometterà il tuo raccolto anche se la varietà di grano è di buona qualità.

Hai afferrato il concetto? Perfetto, allora andiamo avanti.

Che domande fai durante l’intervista?

Quelle che vuoi, ma evita fare domande collegate all’ambiente lavorativo.

E qui so già che sei perplesso. Ma come? E allora cosa dovresti chiedere?

Non di certo “come ti sei trovato nel posto precedente”, altrimenti il candidato non ti dirà mai la verità, ma cercherà piuttosto di piegarla per compiacerti.

Allora fai domande generiche che facciano emergere la sua personalità. Per esempio “la cosa più interessante che hai fatto quando eri al liceo”.

Stupidaggini, dici? E  se il candidato ti risponde qualcosa come “ho incendiato la scuola”, ti fideresti ad assumerlo? Ovviamente no, perché penseresti che il candidato è uno spirito ribelle che rischia di mettere a soqquadro il tuo hotel!

Come vedi, dalle domande generiche si può capire molto del profilo psicologico di una persona. E la cosa migliore è che il candidato non se ne accorge!

C’è anche un altro modo per tirare fuori i valori profondi di una persona: la reazione a situazioni impreviste.

La Heineken ha creato questo interessante video che dovresti vedere dall’inizio alla fine.

Come puoi notare, le persone che si presentano al colloquio dicono sempre le stesse cose. Allora l’amministrazione pone i candidati di fronte a tre situazioni non convenzionali per costringerli a levare la maschera.

Alla fine chi hanno selezionato? Ma ovviamente i tre ragazzi che hanno risposto meglio agli imprevisti, e che quindi sono maggiormente affidabili!

Ora, passata la fase della selezione, vediamo come valutare correttamente le qualità della persona sul campo.

3. La Prova

icona testA meno che la persona abbia una comprovata esperienza nella mansione, accordati per un periodo di prova.

Potrai valutare ciò che effettivamente è in grado di fare. Se ritieni che possa migliorare, potrai istruirlo ed insegnargli cose nuove, ma sempre nell’ottica di renderlo indipendente.

Perché ho messo in rosso la parola “indipendente”? Perché il problema principale che attanaglia i direttori di albergo è proprio l’eccessiva dipendenza dei collaboratori. Hai presente quando le persone vengono a chiederti come devono fare qualsiasi cosa? Ecco, questo è quello che devi evitare… anche se non viene naturale.

Infatti, quando una persona dirige un gruppo è normale che tenda ad ergersi sopra gli altri e pretendere che le mansioni vengano svolte esattamente come le vuole lei.

Se lo fai anche tu, non preoccuparti. È una cosa normale, soprattutto in un posto come l’hotel, che prevede un management piuttosto rigido.

Ciò non toglie che, per avere collaboratori che lavorano bene, bisogna temperare gli eccessi.

Quindi, non dare istruzioni troppo dettagliate e non essere troppo critico. I tuoi collaboratori non sono nella tua testa. Mettiti il cuore in pace perché non faranno MAI le cose esattamente come le vuoi tu.

Quindi, invece di assillare le persone con i particolari secondari, concentrati sul risultato che vuoi ottenere.

Quindi, ricorda che facendo il pignolo demotiverai i tuoi collaboratori e quindi non ti renderanno al 100%. Se li lascerai liberi di gestire la loro mansione a patto di portarti i risultati che richiedi, ti sorprenderanno.

Guadagnerai la loro stima. Non sarai un capo, ma un leader.

I tuoi collaboratori parleranno con te delle problematiche che riscontrano durante le loro mansioni e inizieranno a fare considerazioni e commenti.

Come? Un collaboratore che commenta il lavoro della struttura? È uno scandalo! Starai pensando.

Dovresti essere felice, invece.

Infatti, se il tuo collaboratore ti dà suggerimenti proponendo il proprio punto di vista significa che sta prendendo a cuore la sorte dell’azienda.

Inoltre, il collaboratore, sviluppando determinate competenze nella sua mansione, potrebbe essere in grado di vedere cose che tu, nella tua visuale, non riesci a percepire. Ascolta con attenzione ciò che ha da consigliarti, ma pretendi sempre una spiegazione argomentata.

Quando arrivi a questo livello puoi considerare il nuovo collaboratore come una parte integrante della macchina aziendale.

Da Occasionale a Indispensabile

icona ingranaggi

A un certo punto il collaboratore diventa parte dell’ingranaggio e non è più facilmente sostituibile.

Sai quando succede questo? Quando il collaboratore diventa autonomo.

E quand’è che il collaboratore diventa autonomo?

Quando inizia a farti risparmiare tempo perché quando gli chiedi un lavoro lui sa già cosa deve fare per ottenerlo, lo fa bene e tu ti fidi ciecamente.

Questo ti permette di concentrarti su questioni vitali di cui devi occuparti solo tu.

Ti devi proprio dimenticare del collaboratore.

Devi dargli solo delle istruzioni di base perché tu sei comunque il direttore, e lui deve eseguirle al meglio.

Non devi seguire il lavoro, perché il collaboratore lavora da solo portandoti ciò che veramente conta nel business: i risultati.

Buon lavoro (ai tuoi collaboratori ma anche a te!).

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Michele Ghilardelli

Michele Ghilardelli

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