Meeting Hub Meeting Hub blog
Parlare in pubblico: la comunicazione prossemica

Parlare in pubblico: la comunicazione prossemica

Devi parlare in pubblico? Ricorda che la buona riuscita del tuo intervento non dipenderà solo dall’efficacia del discorso ma anche da altri elementi. Uno di questi è la gestione degli spazi interpersonali, ossia la prossemica.

Ogni giorno ci troviamo ad avere a che fare con la prossemica, solo che non ce ne accorgiamo. Eppure la distanza interpersonale gioca un ruolo chiave nella comunicazione e nella vita in generale.

Ti voglio subito spiegare il perché con un semplice esempio.

Uovo prossemico: l’importanza della distanza interpersonale

Per andare in università ero costretta a prendere tutti i giorni l’autobus. Negli orari di punta c’era così tanta gente che era difficile trovare un posto in piedi, figurati seduta.

Quando uscivo tardi da lezione, però, i pullman erano semi vuoti e potevo scegliere esattamente dove sedermi. Quasi sempre mi andavo ad accomodare nelle ultime file, dalle quali era facile osservare tutto quello che succedeva sul mezzo.

In particolare, ricordo che mi incuriosiva il modo in cui si comportavano le persone che salivano. Me inclusa, ovviamente, solo che non me ne rendevo conto.

Tutti cercavano di sedersi il più lontano possibile dai passeggeri già presenti sull’autobus e, una volta preso posto, si affrettavano a mettere la propria borsa sul sedile a fianco per assicurarsi che nessuno si sedesse lì.

Tu cosa mi dici, l’hai mai fatto? Sì?

E hai mai provato a pensare perché ci comportiamo così? Forse perché siamo esseri asociali? Assolutamente no.

icona utenteCi comportiamo così perché per sentirci a nostro agio abbiamo bisogno di spazio vitale, in pubblico come in privato.

Quando stiamo in mezzo agli altri è come se vivessimo costantemente dentro una bolla (il cosiddetto uovo prossemico) che ci fa sentire protetti.

Tutte le situazioni che minacciano di invaderla fanno scattare una sorta di allarme biologico, provocando in noi disagio e ansia.

Ecco perché quando siamo seduti in autobus speriamo che nessuno si sieda vicino a noi. Non perché siamo esseri egoisti e asociali, ma perché uno sconosciuto sta invadendo il nostro spazio prossemico.

Ma cos’è in concreto la prossemica?

Te lo spiego subito.

Prossemica: significato e definizione

sala meetingSecondo l’antropologo statunitense Edward Hall, che ne ha coniato il termine per la prima volta negli anni Sessanta, la prossemica è la disciplina che studia come l’uomo struttura inconsciamente i micro-spazi.

Di che tipo di spazi si tratta? Delle distanze tra gli uomini mentre conducono le transazioni quotidiane, dello spazio nella propria casa e negli altri edifici, della struttura delle città.

Insomma, Hall ci vuole far capire che abbiamo a che fare con la prossemica in qualunque contesto, sia pubblico che privato: quando siamo a casa, a scuola, in ufficio e persino per strada.

Tutti i giorni affrontiamo problemi riguardanti la prossemica, solo che non ne siamo pienamente consapevoli perché reagiamo quasi in maniera automatica agli stimoli che il nostro cervello ci invia.

Una persona che non conosciamo si avvicina troppo e ci provoca disagio? Ce ne andiamo.

Non possiamo allontanarci? Rimaniamo fermi immobili e sopportiamo con fastidio la convivenza forzata.

Se ci pensi è un po’ quello che succede ogniqualvolta ti trovi a prendere un ascensore, luogo in cui le persone si comportano sempre allo stesso modo.

Tu sei il primo ad entrare e ti collochi in un angolo qualsiasi. Le persone che varcano la soglia dopo di te si vanno a posizionare istintivamente nei restanti angoli vuoti perché, come te, si sentono vulnerabili e hanno bisogno dei propri spazi.

Fino a qui, però, non provi particolare ansia, giusto? Del resto c’è ancora una certa distanza di sicurezza tra di voi.

Il problema sopraggiunge quando qualcun altro entra ed è costretto a rimanere in piedi al centro per mancanza di spazio. La presenza di quella persona diminuisce notevolmente le distanze interpersonali, motivo per cui vieni pervaso da una sensazione di disagio totale.

Io in un ascensore non ho mai sentito delle persone che non si conoscono discutere tra loro. E tu?

Anzi, l’apertura delle porte è vissuta da tutti come una vera e propria liberazione, una boccata d’ossigeno vitale che fa scivolare via tutta l’ansia accumulata in quei brevi istanti.

Insomma, ti ho fatto questi esempi di prossemica per farti capire che rispettare le distanze interpersonali durante una conversazione è fondamentale per non mettere gli altri a disagio.

Non solo, l’esito positivo o negativo della conversazione stessa dipenderà in parte dalla nostra capacità o incapacità di gestire gli spazi prossemici.

Ecco perché la prossemica è un elemento da tenere assolutamente in considerazione quando si deve parlare in pubblico.

Le 4 distanze prossemiche

gruppoGli uomini possiedono un concetto di territorialità molto simile a quello degli animali, che non a caso tentano di difendere il proprio ambiente ad ogni costo.

E’ come se gli animali fossero circondati da 2 cerchi immaginari di diverso diametro.

Il primo viene infranto quando un predatore si avvicina e supera la cosiddetta distanza critica di fuga. In quel momento il predato percepisce il pericolo e scappa o, se non ha vie di fuga, si nasconde.

Tuttavia, se il predatore si avvicina ulteriormente superando anche la distanza critica di attacco, il predato lo percepisce come nemico e passa all’azione attaccandolo.

Il diametro dei due cerchi varia in base al tipo d’animale in questione.

Ad esempio, una gazzella percepisce la presenza di un nemico quando ancora si trova a una grande distanza, mentre un predatore come il leone non scappa subito ma accetta che l’animale si avvicini maggiormente.

Anche per gli uomini vale lo stesso discorso, giusto?

Se sei alla fermata dell’autobus e vedi che uno sconosciuto si avvicina di soppiatto, la prima cosa che fai probabilmente è andartene da lì.

A differenza degli animali, però, noi uomini passiamo all’attacco solo in rari casi.

Il più delle volte ci limitano a provare un senso di disagio misto ad ansia oppure attuiamo il meccanismo dell’immobilità fisica e mentale: non ci muoviamo e non parliamo.

A questo proposito Edward Hall ha individuato 4 distanze prossemiche, ossia le zone in cui ognuno di noi si sente a proprio agio:

  1. Distanza Intima (da 0 a 45 cm): è quella distanza che caratterizza i rapporti intimi tra partner ma anche tra familiari, nei quali il contatto fisico non crea alcun tipo di fastidio. A questa distanza è possibile sentire l’odore e il calore dell’altra persona.
  2. Distanza Personale (da 45 a 120 cm): è la distanza che caratterizza i rapporti di amicizia, nei quali è previsto il contatto fisico ma non è possibile percepire l’odore dell’altro.
  3. Distanza Sociale (da 120 a 300 cm): è la distanza che caratterizza i rapporti formali tra colleghi d’ufficio, uomini d’affari, venditori e clienti.
  4. Distanza Pubblica (oltre i 3 metri): è la distanza nella quale si percepiscono le persone come facenti parte dell’ambiente. A questa distanza la nostra attenzione viene richiamata dall’eventuale presenza di persone famose o di status elevato.

zone della prossemica

Queste 4 distanze prossemiche sono state individuate da Hall in base al contesto nel quale ci troviamo e alle persone con cui entriamo in contatto.

Ma esistono numerosi altri elementi che possono influenzare tale classificazione:

  • Status dell’individuo: più alta è la posizione sociale della persona con cui parliamo più dovrebbe aumentare la distanza prossemica.
  • Cultura d’appartenenza: ogni etnia ha le proprie regole prossemiche. Ad esempio, gli arabi sono i maggiori rappresentanti della cultura del contatto e si parlano a brevissima distanza, mentre gli inglesi mantengono una distanza media di 2 metri con l’interlocutore.
  • Carattere dell’individuo o suo stato d’animo temporaneo: una persona estroversa è più propensa a diminuire la distanza durante la conversazione, mentre una arrabbiata tenderà ad aumentarla.
  • Storia personale dell’individuo: una persona che ha subito violenze è molto sensibile all’invadenza del proprio spazio prossemico e tenderà a mantenere una distanza di sicurezza dall’interlocutore.
  • Sesso: le donne preferiscono l’avvicinamento frontale, mentre gli uomini quello laterale.
  • Ambiente circostante: se passeggi nella zona malfamata di una città la tua prima preoccupazione è tenerti alla larga dalla gente pericolosa, quindi il diametro che delimita la distanza critica di fuga è molto ampio. Quando sei a casa o tra amici, invece, è molto più ristretto perché ti trovi in un contesto familiare, nel quale non ti senti né minacciato né a disagio.

Tutto chiaro?

Adesso che hai capito quali sono gli elementi fondamentali da tenere in considerazione quando hai a che fare con la prossemica, ti voglio spiegare più nel dettaglio come è meglio gestire gli spazi quando devi parlare in pubblico.

Parlare in pubblico: come gestire la prossemica

Parlare in pubblico non è mai facile, soprattutto per chi è chiamato a tenere un corso, a spiegare qualcosa o a convincere il proprio uditorio.

La paura di fare brutta figura spesso spinge i relatori a concentrarsi solo sui propri discorsi e sulla gestione delle emozioni, sottovalutando un problema fondamentale: quello della prossemica.

Molti la considerano una questione di secondaria importanza, ma ti assicuro che saper gestire gli spazi a tua disposizione è imprescindibile.

Vediamo allora cosa puoi fare per sfruttare la prossemica nel modo migliore.

Fai un sopralluogo

Quando devi parlare in pubblico di fronte a molta gente la prima cosa da fare è visitare il luogo in cui si terrà il meeting o il corso.

Perché è così importante? Perché il sopralluogo ti permette di conoscere la forma della sala, la disposizione dei posti e la zona in cui tu parlerai.

In questo modo non sarai preso alla sprovvista e potrai organizzare in anticipo i tuoi movimenti in funzione dello spazio disponibile.

Decidi come e dove parlare

In secondo luogo, dopo aver studiato per bene gli spazi della location, scegli il modo in cui parlare alla platea.

Essendo il relatore ti troverai in piedi, in una posizione di superiorità rispetto agli altri. Il consiglio che posso darti è di mantenere con la prima fila una distanza di almeno 2-3 metri per non invadere il loro spazio prossemico.

Il problema è che se si sentono a disagio potrebbero rifiutare la tua proposta inconsciamente, senza nemmeno sapere bene perché. E tu invece vuoi conquistarli col tuo discorso, giusto?

Se puoi evita di parlare sopra un palco o dietro un podio. Il primo crea eccessiva distanza con la platea e le persone non riuscirebbero a identificarsi in te. Il secondo, invece, ti fa apparire poco trasparente agli occhi del pubblico perché ti nasconde.

Quindi niente palco e niente podio, devi mostrarti nudo e vulnerabile agli occhi altrui.

Se ti piazzi in modo naturale di fronte alla platea e stai alla giusta distanza verrai percepito come una persona trasparente che non ha niente da nascondere e la tua comunicazione sarà molto più efficace.

Ricorda che il tuo discorso ha lo scopo di ottenere un feed-back positivo dalla platea, quindi tutte le tue azioni devono puntare in questa direzione.

Non rimanere fermo

Uno degli obiettivi principali del parlare in pubblico è riuscire a mantenere viva l’attenzione della platea.

Si tratta di un’impresa quasi impossibile per molti addetti ai lavori, considerando quanto facilmente le persone tendono a distrarsi e ad annoiarsi.

Il modo migliore per far sì che il tuo uditorio non inizi a sbadigliare è muoversi, occupando tutto lo spazio a tua disposizione. 

Ecco alcuni consigli che puoi mettere in pratica in maniera semplice:

  • Continua a camminare in tutte le direzioni con un passo adeguato, né troppo veloce né troppo lento;
  • Rivolgi gli occhi alla platea ma non fissarli in un’unica direzione. Al contrario, cerca di incrociare lo sguardo di più persone possibili per farle sentire partecipi;
  • Non stare mai con le braccia conserte, è un tipico segno di chiusura. Piuttosto prova a parlare gesticolando in modo non troppo eccessivo ma naturale;
  •  Racconta le tue esperienze. La gente è curiosa e alza notevolmente il livello d’attenzione quando gli altri raccontano le proprie storie. Aprendoti e condividendo un pezzo della tua vita dimostrerai di voler diminuire la distanza sociale che vi separa. Vedrai che in cambio otterrai la loro completa attenzione;
  • Fai degli esempi avvicinandoti al pubblico. Ti immagini quanto sarebbe noioso sentire una persona che parla ininterrottamente per due ore stando sempre ferma nello stesso posto? Dopo un quarto d’ora nessuno la ascolterebbe più. Per mantenere viva l’attenzione, dunque, puoi avvicinarti al pubblico facendo degli esempi pratici e poi tornare di fronte allo schermo per le spiegazioni teoriche.

Allora cosa ne pensi? Conoscevi questi accorgimenti di prossemica?

Se non li hai mai messi in pratica fino ad ora ti consiglio di iniziare a farlo. A prima vista possono sembrare superflui ma ti assicuro che non è così.

Anzi, il modo in cui ci muoviamo, occupiamo gli spazi e gestiamo le distanze interpersonali può rivelare molto di più delle parole che pronunciamo, consentendo agli altri di formulare un giudizio preciso su di noi.

Quando si parla in pubblico, quindi, la questione della prossemica è importante quanto la gestione delle emozioni, la stesura della scaletta o la definizione del proprio obiettivo.

Ricorda di non sottovalutarla mai!

Se l’articolo ti è stato utile condividilo e iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato con le notizie del blog.

Un saluto e alla prossima!

Cristina Morganti

Cristina Morganti

Ebook Meeting Hub

Inserisci i tuoi dati e riceverai gratuitamente via mail l'Ebook completo.

Ben fatto! A minuti riceverai via mail l'Ebook!
Oh oh! qualcosa è andato storto! Riprova più tardi!

Articoli Correlati