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andare in bagno senza consumare

Posso andare in bagno senza consumare?

In un esercizio pubblico si può andare in bagno senza consumare? Abbiamo fatto un’indagine per rispondere a questa domanda che ci attanaglia da decenni… e ora finalmente abbiamo la risposta!

Tendenzialmente no, non posso andare in bagno senza consumare, ma dipende dal proprietario del pubblico esercizio…

bagno disegno corsa in bagno

Lascia che ti spieghi meglio…

Ti trovi nel centro di una grande città. Fa molto caldo, e così bevi un litro d’acqua. Ad un certo punto inizi a sentire un bisogno incontenibile.

Allora fai come farebbero tutti: entri nel primo hotel che trovi, bevi un caffè al bar e vai in bagno.

Ma tu il caffè non lo volevi…

Allora mi chiedo: è obbligatorio per legge effettuare una consumazione prima di usare i servizi igienici di un pubblico esercizio? 

Per dirla in parole povere, per poter andare in bagno devo per forza comprare qualcosa di cui non ho bisogno? C’è qualche normativa che mi obbliga?

Per questo mi sono messo di buona lena e ho fatto un po’ di ricerca per capire se siamo obbligati o meno dalla legge ad incontrare la tazza del caffè prima della tazza del water…

Infine ho scoperto la verità sull’utilizzo dei bagni negli esercizi pubblici.

Andare in un bagno pubblico

andare in bagno senza consumarePartiamo dalle basi.

Tutti i pubblici esercizi devono avere un bagno. Ovviamente gli obblighi cambiano in base al luogo e al tipo di attività. Sta di fatto che legalmente, se in un pubblico esercizio non ci sono bagni a norma e funzionanti, il titolare è passibile di sanzioni.

Quindi, se consumi e il gestore del negozio ti dice che i bagni sono fuori uso, teoricamente potresti chiamare i tutori dell’ordine per la verifica del fatto. Se viene riscontrato che non è possibile accedere al bagno, il titolare dovrà pagare una multa.

Questo è comprensibile, dato che si tratta di un obbligo di legge.

Però il gestore potrebbe sempre dirti: l’albergo è mio, quindi ho deciso che se non consumi non vai in bagno.

Il problema è che se lo facesse sarebbe illegale.

Secondo l’art. 187 del regolamento del tulps il gestore di un pubblico esercizio non può impedire di entrare nel suo locale e rifiutarsi di offrire il suo servizio ad un cliente pagante senza giustificato motivo. Queste eccezioni consistono in casi piuttosto gravi, per esempio quando il cliente si ubriaca diventando molesto, oppure se si comporta in modo estremamente maleducato e chiassoso o minaccia il personale e gli altri clienti.

Diverso il caso dei club, che infatti non sono considerati pubblici esercizi ma circoli privati. In questi locali è ammessa la selezione all’ingresso. Il gestore o i suoi delegati non sono tenuti a giustificare le loro decisioni su chi può entrare o meno nel locale.

Quindi, è piuttosto chiaro: il padrone di un club può rifiutare l’ingresso al suo locale. Il padrone di un pubblico esercizio, invece, non può selezionare la sua clientela.

Il problema è che l’articolo 187 che abbiamo citato parla di clienti paganti… ma allora il gestore è libero di non accettare chi non paga? Il visitatore può andare in bagno senza consumare?

Non è chiaro. Insomma, siamo ancora al punto di partenza!

La sentenza che toglie i dubbi 

icona bilanciaPer fortuna ci viene in aiuto una sentenza del TAR della Toscana del 18/2/2010.

Secondo essa un pubblico esercizio è una attività economica. Di conseguenza ha come fine la soddisfazione dei clienti. Si ritiene quindi che i servizi igienici siano per loro.

Recita infatti la sentenza:

“è agevole ribattere che una cosa è l’attività di pulizia e manutenzione di un locale destinato ad uso bagno, se ne possono far uso un numero limitato ed in una certa misura preventivabile di persone, tutt’altra cosa è tale attività, se a poter fruire del locale destinato a bagno è la generalità del pubblico, cioè, all’occorrenza, masse di persone ingenti e non predeterminabili (si pensi ad es. agli afflussi di pubblico, formato non soltanto da turisti, in occasione di famose manifestazioni culturali e cerimonie)”

Quindi c’è da rassegnarsi: di norma, bisogna proprio bere il caffè prima di andare in bagno…

Però io sono complicato e perfezionista di natura. Questa sentenza non mi soddisfa!

Sto pensando ad un paio di casi estremi in cui non sono chiari i diritti e i doveri delle due parti.

Ammettiamo infatti una persona con problemi di salute che entra in un albergo, le viene negato l’uso del WC e si sente male…

…può denunciare il gestore del locale che le ha impedito di andare in bagno?

Oppure pensiamo a un caso più pratico, in cui probabilmente ti sarai trovato anche tu.

Entri in un pubblico esercizio con una comitiva durante una gita. Approfittando del gran trambusto, vai in bagno senza comprare niente. Puoi dire di averla fatta franca oppure questo comportamento è tollerato perché fai parte di un gruppo che ha comunque consumato qualcosa?

Come vedi, non è semplice rispondere.

A questo punto si leva con forza la domanda di fondo di tutta la faccenda…

Perché alcuni gestori di pubblici esercizi sono così preoccupati a fare usare il bagno solo ai propri clienti?

Hanno i WC placcati d’oro? 

Ovviamente i bagni degli esercizi pubblici non sono più preziosi dei servizi igienici di altri ambienti, ma se vedi le cose dal punto di vista del gestore, tutto ti appare chiaro.

Immagina di avere un hotel in una zona trafficata di una città turistica. Una marea di persone entra nel tuo locale per usufruire del bagno. Alla fine della giornata avrai un water in condizioni pessime. E questo senza considerare che è statisticamente probabile che arriveranno i soliti maleducati che sporcano dappertutto perché non centrano la tazza del water, più tanti altri casi raccapriccianti che possono capitare e che ti risparmio.

Allora chi te lo fa fare di mettere a disposizione il gabinetto se la gente te lo sporca e tu non copri nemmeno i costi? Si tratta pur sempre di un servizio che offri

Qualcuno infatti ci ha pensato seriamente, ed ha inventato l’uovo di colombo.

Il bagno a pagamento?

icona bagno a pagamentoIn effetti fare pagare i servizi igienici si tratta della soluzione ideale.

Pensaci bene. Da una parte il gestore riesce a rientrare nelle spese per l’utilizzo del WC. I visitatori che chiedono di andare in bagno non si trovano con il fastidioso obbligo di dovere acquistare qualcosa di cui non hanno necessità, ma pagano direttamente il servizio.

Inoltre, è un’idea differenziante non da poco. Pensa che successo avrebbe un hotel con all’ingresso il cartello: qui vai in bagno senza consumazione.

Se stai già pensando di aprire un locale “WC a 1 euro” mi dispiace per te… non puoi!

O quanto meno così sembrerebbe stando a quanto raccontato sulle pagine del Corriere del Veneto.

Il titolare di un bar di Padova infatti era stufo del mare di persone che durante le feste usavano il bagno della sua attività per poi andarsene senza consumare. Così ha deciso di fare pagare un euro a tutti quelli che volevano accedere ai servizi senza avere preso nemmeno un pacchetto di caramelle.

Tutto è filato liscio fino a quando un carabiniere è entrato nel suo esercizio chiedendo di usufruire del bagno. Il barista gli avrebbe risposto: mi dia un euro, altrimenti consumi qualcosa. Il carabiniere, visibilmente scocciato, se ne sarebbe andato tornando con i vigili urbani che avrebbero affibbiato una multa al povero barista di Padova.

Quest’ultimo però ha portato una giustificazione che apparirebbe inoppugnabile. Infatti, secondo la sentenza del TAR è illegale fare pagare il bagno ai clienti… ma non a chi viene solo per andare in bagno!

Purtroppo la normativa sull’utilizzo dei bagni nei pubblici esercizi non è sufficientemente chiara a riguardo… paradossalmente, siccome non c’è una legge, sembra che la cosa non si possa fare!

Per ora, sia che tu gestisca un locale, sia che tu sia un visitatore occasionale che ha bisogno di andare in bagno, ti consiglio di appellarti alla legge universale del buonsenso.

Michele Ghilardelli

Michele Ghilardelli

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