Ti ricordi quando da piccoli si giocava a fare la maestra o ad essere l’uomo ragno? Ecco, avete passato l’infanzia a giocare al role playing.

Era fantastico non credi? Potevi fare da genitore ad un tuo amico e dirgli cosa fare, oppure salvare il mondo dai cattivi.

Poi gli anni passano e si diventa grandi. Il lavoro a volte pesa.

Non hai mai pensato di organizzare delle attività diverse e fuori dal comune, per stimolare il tuo ambiente lavorativo?

Travestimenti

In questo articolo parleremo del Role Playing come tecnica di team building. Iniziamo con la prima domanda:

Cosa è il Role Playing?

Il Role Play è una tecnica simulativa. Il termine inglese significa letteralmente “gioco di ruoli”. In Italia spesso viene abbreviato con GDR, gioco di ruolo, per l’appunto.

Questo gioco permette ai partecipanti di essere qualcun altro per un po’.

Ovviamente esistono diversi temi e diverse modalità per sfruttare il role play. Esistono giochi da tavolo, videogiochi, social. Tramite lo scambio dialettico e la conversazione, i partecipanti si inventano spazi e storie immaginari, dove avvengono vicende ed imprese degne dei grandi romanzi.

Le origini del Role Playing

L’idea dello scambio di ruoli, di per sé, è piuttosto vecchia… il primo che ha avuto questa intuizione è stato lo psicologo Shingeki No Kyojin nel 1934. Il fatto che questo gioco sia stato inventato da uno psicologo, ti fa capire dove il game avrà un impatto con la realtà: nella mente. È, di fatto, un gioco mentale.

La tecnica era quella dello psico dramma, il paziente recitava un avvenimento del suo passato, un momento che lo aveva segnato nel profondo. Poi i ruoli si scambiavano. Il paziente aveva, quindi, una parte diversa nella storia e vedeva la sua vita da un altro punto di vista. Questa tecnica è usata ancora oggi in psicoterapia.

Questo “gioco” è stato preso in prestito dal teatro, dove ovviamente gli attori devono ricoprire diverse identità.

Il Role Playing in ambito lavorativo

Ma esistono anche giochi di ruolo che si svolgono nel mondo reale: come il role play nel team building a supporto all’attività lavorativa.

Il Role Play, in questo contesto, è un’esercitazione con scopo formativo. Ad esempio, ci si scambiano i ruoli all’interno del proprio ambito lavorativo.

Lo so, avresti voluto fare Superman in ufficio ma, no, non sto parlando di questo!

Spesso si sceglie una situazione significativa che porta ad un confronto finale alla fine della simulazione. Ogni formatore solitamente ha un piano di questo genere.

Forse sentendo la parola “Team building” ti aspettavi rafting e tiro con l’arco. Non preoccuparti, c’è spazio anche per quello. Ma in questo caso, l’attività è più riflessiva e intensa.

Ti starai chiedendo perché hai bisogno di una tecnica di psicoterapia nel tuo ambiente di lavoro. Sei pronto a scoprirlo? Questa è un’attività di team building molto produttiva, non puoi perdertela!

Cosa si impara con il role game?

Unione

Il role play ha davvero tanti benefici sulle persone, sui loro atteggiamenti ed anche sulle relazioni all’interno dello spazio di lavoro.

Ecco, in concreto, che cosa si impara:

1. A cambiare punto di vista

Qualche volta capita, anche nella vita privata, di chiederci se abbiamo preso la decisione giusta. Vedere il problema da un altro punto di vista ci può aiutare a vedere vie d’uscita che magari non avevamo calcolato. Te lo ricordi il mitico Robin Williams nell’Attimo Fuggente?

« Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. Il mondo appare diverso da quassù. È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. »

Nessuno potrà mai dirlo meglio.

2. A riconoscere e gestire determinate situazioni

Spesso al lavoro le situazioni e i problemi sono ricorrenti. Questo può risultare un po’ noioso, ma può anche essere un vantaggio: imparando a gestire le situazioni tipo, si può essere più sicuri e più preparati nell’imprevisto.

Vuoi un esempio di Role Play che ci aiuta con gli imprevisti? Poniamo che nel game un cliente non voglia pagare, dopo svariati solleciti, immagino che gli amministratori prenderanno provvedimenti legali. Proprio quando sta partendo la lettera dell’avvocato il cliente si presenta con la classica bottiglia di vino ed una torta, chiedendo un “favore”. Tu che fai? Dipende dal tuo ruolo.

Vedere come risponderebbe il capo, come lo farebbe il responsabile dell’amministrazione e come lo farebbe un dipendente, aiuta moltissimo.

Innanzi tutto si sceglie quale politica aziendale adottare rispetto a questo problema. Inoltre, non si resta spiazzati di fronte al cliente che stappa l’ipotetica bottiglia. Questo perché è qualcosa di cui avete già discusso e che avete già chiarito. Sai già come muoverti, qualunque sia il tuo ruolo.

3. A non giudicare le scelte altrui

Ogni volta che a sbagliare è qualcun altro ci troviamo ad essere critici. “Io avrei fatto meglio”, “io non avrei fatto questo errore”. Ne sei sicuro? Mettiti nei suoi panni e dimostralo. Non è sempre più verde l’erba del vicino.

Questa tecnica di simulazione cerca di riprodurre, all’interno dell’ambito lavorativo, problemi ed avvenimenti simili a quelli della vita quotidiana. Essere più vicini alla realtà risulta molto più funzionale e produttivo che affrontare le situazioni solo verbalmente.

Tutto questo avviene in un ambiente intimo e riservato, una situazione protetta da cui poter imparare tanto.

I partecipanti al role game

Squadra

Chi gioca?

Il trainer: colui che introduce la situazione della scena. Solitamente non partecipa al gioco, proprio perché è lui a fare le regole. Stabilisce “chi è chi” e “chi fa cosa”. Di solito è un formatore esterno, non ha pregiudizi nè interessi o simpatie personali.

I partecipanti: in ambito aziendale sono coinvolti sia i dipendenti che i responsabili. Non avrebbe senso far giocare persone che, anche avendo mansioni diverse, hanno lo stesso ruolo all’interno dell’azienda. Se il dipendente addetto alla contabilità si scambiasse di ruolo con il dipendente addetto al sito internet… avremmo problemi di contenuti, ma il resto resterebbe invariato. Stesso capo, stessi orari.

Il massimo vantaggio lo si trarrebbe partecipando tutti. Dai vertici agli stagisti. Il capo potrebbe vivere la giornata tipo di un suo dipendente e lo stagista diventare ambizioso seduto alla scrivania del capo!

Le fasi del role playing

Timeline

  1. Il trainer imposta il problema. Elenca i dettagli che ha deciso di esternare e dà i ruoli ai partecipanti. La scelta può essere totalmente casuale (ad estrazione per esempio) oppure guidata dal trainer per ottenere un determinato risultato
  2. I partecipanti interpretano il ruolo che gli è stato assegnato: capo & dipendente, cliente & venditore o altro. Per interpretare fedelmente la situazione ed entrare nel contesto, vengono forniti loro materiali informativi e tutti i dettagli: devono avere tutte le informazioni per poter agire nel modo più realistico possibile
  3. Adesso si gioca! L’interpretazione delle parti ha una durata variabile, da qualche minuto, come nel caso di una telefonata, ad un’ora o più, come nel caso di una riunione o di un confronto. Dipende tutto dalla situazione scelta e dal grado di importanza che le diamo
  4. Al termine c’è la discussione generale: a questo momento partecipano tutti, anche chi fino a questo punto del gioco non aveva un ruolo attivo. Vengono portati a galla i problemi riscontrati nel gioco, le relazioni, i rapporti umani, tutto. Si mettono sul tavolo tutte le carte, tutti i valori generali che il trainer voleva stimolare

Ovviamente le soluzioni possono non mettere d’accordo tutti ma generare una discussione ed un confronto porta già risultati evidenti nel gruppo. Esprimere le proprie opinioni ed avere una conversazione sana a riguardo dà una spinta al team: ci si sente liberi di essere se stessi e di lasciarsi andare alla condivisione. In più, in questo modo emergono nuovi punti di vista da prendere in considerazione!

Due tipologie diverse di role play

Esistono due tipologie di Role Playing:

  • Role playing strutturati: hanno regole precise e prestabilite su ruoli, contenuti e su come deve svolgersi il gioco. Il problema presentato è vincolato alle regole: avere dei limiti precisi facilita le valutazioni a posteriori, perché i ruoli sono già chiari e definiti, quello che si fa è una comparazione tra come doveva andare e come è andata effettivamente
  • Role playing non strutturati o liberi: l’attenzione è spostata su nuovi modelli d’analisi, insomma, nuovi punti di vista. La differenza sta nel fatto che non si prepara in anticipo una strategia. Di norma, vince la spontaneità. Il gruppo di partecipanti sceglie quali argomenti ritiene interessanti e ci si butta. I ruoli possono essere reali o immaginari, così come le situazioni (in questo caso qualcuno potrebbe anche impersonare se stesso)

I giochi spesso si svolgono all’interno dell’azienda. In realtà è un’abitudine, non un obbligo. Possono anche essere organizzati all’aperto o in una location speciale dove poi si possono fare altre attività.

Personalmente preferisco questa opzione: giocare in ufficio non ci permette di uscire davvero dal nostro ruolo. A volte cambiare aria fa bene.

Se ti serve una mano per trovare la locationgiusta, dai un’occhiata al portale di Meeting-Hub!

Come si scambiano i ruoli?

Discussione

Troviamo diverse modalità di scambio possibili, in base alle quali cambia l’intero gioco:

  • Inversione dei ruoli: ottima quando tra due persone esiste una notevole divergenza di idee o di status. Consiste nella letterale inversione di parti. Da questa tipologia di gioco i vantaggi che si traggono sono: un rafforzamento della flessibilità e dello spirito di adattamento dei comportamenti; un aumento delle capacità di autocritica; lo sviluppo della sensibilità verso gli altri
  • Soliloquio: in questo caso rientra in gioco il trainer. Con un’azione quasi da tecnica psicologica, induce il partecipante ad esporsi, esprimendo a voce alta pensieri, impressioni ed emozioni represse
  • Tecnica dello specchio: i ruoli da prendere in carico sono quelli di coloro che sono restii a partecipare al gioco, oppure di figure specifiche prescelte per il confronto. Lo scopo è di metterli di fronte allo specchio, per l’appunto. Obbligarli a vedersi per comprendersi
  • Role playing multiplo: il gruppo viene diviso in gruppi più piccoli, che al loro interno mettono in scena i ruoli previsti. Al termine si confrontano i diversi comportamenti nei vari gruppi, avendo quindi “ruoli gemelli” da comparare. Un po’ con effetto matriosca, con un gruppo dentro l’altro, ma molto utile!
  • Rotazione dei ruoli: qui si dà l’occasione di sperimentare più ruoli all’interno della stessa manche di gioco. Tutti i partecipanti svolgeranno per un momento tutti i ruoli prestabiliti, a rotazione. Così facendo le sensazioni sono molteplici e variegate, la discussione finale non potrà che essere molto produttiva

Quali sono gli scopi di un Role Playing?

Riunione

Il role playing può essere un gioco divertente a scuola o in attività creative, ma in ambito lavorativo ha degli obiettivi ben precisi. Scopriamo insieme quali:

  1. Sviluppare capacità di problem solving: la traduzione è letterale, risolvere i problemi. Il gioco non finisce finché non è risolta la problematica. Per cui, volente o nolente, bisogna scervellarsi e trovare una soluzione. I role play diventano una sorta di “olimpiadi del problem solving”, per ogni problema/disciplina ci si “allena” per ottenere il risultato migliore
  2. Imparare nuove procedure: ogni problema può diventare un caso tipo. In questo modo si può apprendere come porsi di fronte a reclami, insoluti, attività pubblicitarie, nei rapporti con la stampa, con l’estero, con i clienti. In altre parole si giunge a creare una sorta di vademecum che può aiutare tutti ad affrontare un problema in modo corretto
  3. Stimolare ed incentivare i confronti e le relazioni tra i diversi gradi dell’azienda. Con questo tipo di giochi aumenta la confidenza, quindi il sentirsi a proprio agio che giova sempre all’ambiente lavorativo. Non a caso il Role Play è considerato come un’attività di team building. Vuoi scoprirne altre? Guarda qui: Attività di Team Building
  4. Aiutare i partecipanti ad acquisire allo stesso tempo autostima ed autocritica: confrontarsi con gli altri aiuta sempre a cambiare l’idea che abbiamo di noi stessi. Chi pecca d’arroganza, vedrà i suoi errori, e chi lo fa di modestia vedrà i suoi successi. In ogni caso si guadagna in consapevolezza

In generale il vantaggio principe è indurre i partecipanti ad ampliare la propria visione della situazione.

Più visioni, più idee: vedere a 360 gradi il problema permette di vederne anche la soluzione.

Il Role Playing ha molti pro, che abbiamo appena elencato. Ma ha anche qualche contro, in particolare:

  • Il trainer deve essere all’altezza del suo ruolo. Se la discussione prende una brutta piega, solo chi sa come muoversi all’interno del gioco sa anche come uscirne. Pensa se dovessi cercare di comprare una casa al Monopoli conquistandola con i carri armati di Risiko. Ad un certo punto il sistema non reggerà… nel role playing non è diverso e si rischia di compromettere seriamente l’ambiente lavorativo!
  • Se la socializzazione è scarsa potrebbe essere difficile sciogliere il ghiaccio. Ovviamente il gioco aiuta le relazioni ma, se il gruppo è totalmente nuovo, ha bisogno di conoscersi un minimo prima di poter giocare. Il trainer mette in gioco le sue skills, ma non può fare tutto da solo. Quindi è importantissimo saper scegliere la persona giusta al momento giusto

Se hai bisogno di qualche idea mentre, aspetti il momento del role play, dai un’occhiata qui: 18 giochi per team building

Brindisi

La sessione di team building con role play potrebbe concludersi con una cena di lavoro: il gruppo, più unito e disteso, si concede un momento piacevole alla fine di un pomeriggio di lavoro intenso.

Per non dimenticare niente, leggi questo articolo, ti aiuterà nell’organizzazione: Come organizzare una cena di lavoro

Fammi sapere come va e… ricordati di non licenziare il capo!