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Fontana di Trevi

Fontana di Trevi Storia e curiosità

Se stai organizzando un meeting a Roma, una visita alla Fontana di Trevi è d’obbligo!

Organizzare un meeting in una grande città come Roma è una faccenda abbastanza complessa, visto i molteplici fattori che devi considerare. Per scegliere il Centro Congressi più adeguato alle tue esigenze devi porti una serie di domande: “da dove arrivano i partecipanti? E con quale mezzo? Di quali attrezzature avrò bisogno?

E soprattutto… “quanti giorni durerà l’evento?

Non sottovalutare quest’ultimo aspetto. Se infatti il meeting durerà qualche giorno è importante che i tuoi partecipanti sappiano cosa fare nei momenti di pausa.

Un centro congressi con una SPA sarebbe ottima soluzione per farli rilassare.

Oppure potresti puntare su qualche attività di gruppo… e proprio qui volevo arrivare!

Roma infatti è una città ricca di risorse storico-culturali e le visite ai monumenti possono essere un piacevole passatempo per tutti i partecipanti al tuo meeting. Dai Fori Imperiali ai musei di arte contemporanea, ce n’è veramente per tutti i gusti!

Una tappa irrinunciabile è però la Fontana di Trevi, uno dei più importanti simboli della Capitale.

Sicuramente i tuoi ospiti ti faranno qualche domanda a riguardo! Se hai paura di arrivare impreparato al fatidico momento, non temere: di seguito troverai una risposta ad ogni loro curiosità sulla fontana più famosa del mondo!

La storia della Fontana di Trevi

icona fontanaFra i più importanti fattori che hanno contribuito a rendere famosa la Fontana di Trevi a livello mondiale, c’è sicuramente la scena del film La Dolce Vita, girato nel 1960 da Federico Fellini. Una sensualissima Anita Ekberg si tuffa nella vasca invitando Marcello Mastroianni a seguirla.

Eppure, come ben immaginerai, la fontana non è sempre stata set di film da Oscar.

Non è facile rispondere a questa domanda. Infatti, prima di assumere l’aspetto attuale, il celebre monumento ha subito vari rimaneggiamenti.

La storia della Fontana di Trevi inizia in epoca romana, ed è strettamente legata a quella dell’ Aqua Virgo, cioè l’Acquedotto Vergine, costruito da Augusto e Marco Vespasiano Agrippa  per far arrivare l’acqua corrente fino al Pantheon e alle vicine terme.

Il punto terminale dell’acquedotto cadeva esattamente ad un trivio, l’incrocio di tre vie (da cui probabilmente il nome Trevi), e proprio qui fu costruita una prima fontana a tre bocche che riversavano l’acqua in altrettante vasche distinte. Insomma, si trattava della prima versione della Fontana di Trevi!

La prima testimonianza scritta dell’acquedotto risale al 1410. Una quarantina d’anni più tardi, Papa Nicolo IV affidò a Leon Battista Alberti la sostituzione delle tre vasche con un unico bacino rettangolare.

Come è accaduto per molti monumenti, anche la Fontana di Trevi ha dovuto subire un destino travagliato e denso di incognite.fontana di trevi stemma vaticano

Sopravvissuta all’assedio dei Goti (537 d.C.) e al lungo periodo medievale, dopo gli interventi del 1400 la Fontana viene rimaneggiata solo a partire dal 1600.

I Papi si succedono con la volontà di lasciare memoria di sé restaurando in chiave monumentale le vestigia del glorioso passato e la fontana non sfugge a questo processo.

Mancano però un progetto condiviso e una linea di continuità, e così, col passare del tempo,  non cambiano solo i Pontefici, ma anche gli artisti chiamati in causa di volta in volta. Ognuno col proprio retaggio e la propria cifra poetica.

Chi ha costruito la Fontana di Trevi che possiamo ammirare oggi?

Non è facile rispondere a questa domanda. Infatti, tra il XVI e il XVIII secolo, la fontana di Trevi ha subito continue trasformazioni. I rimaneggiamenti principali sono opera del Bernini, ma tra gli architetti che hanno lasciato la loro impronta figurano anche Carlo Fontana, Nicola Michetti e il celeberrimo Francesco Borromini.

Nel 1762 il monumento viene finalmente terminato, in tutta la sua maestosa bellezza, dallo scultore e dal figlio Virginio, arrivando così al suo aspetto attuale: non una semplice fontana, ma un gruppo scultoreo il cui tema dominante è il mare.

Temi e iconografia

icona tritonefontana di trevi oceano particolareLa scenografia è imponente: su una scogliera rocciosa si erge una grande statua di Oceano. Il suo cocchio a forma di conchiglia è trainato da due cavalli alati, a loro volta guidati da altrettanti tritoni.

I due equini sono tradizionalmente noti come “il cavallo agitato” (quello a sinistra), per avere una posa molto più dinamica dell’altro, e  come “il cavallo placido”.

Rappresentano il flusso del mare, a volte calmo, altre burrascoso e irrequieto. La scena si svolge in una grande nicchia delimitata da colonne che sembra quasi un arco di trionfo. Le statue della Salubrità e dell’Abbondanza affiancano il gruppo scultoreo.

Completano la scena due pannelli a bassorilievo – il primo ritrae Agrippa nell’atto di approvare la costruzione dell’Aqua Virgo, il secondo la “vergine” che mostra ai soldati il luogo dove si trovano le sorgenti d’acqua – e  quattro statue allegoriche più piccole: l’”Abbondanza della frutta”, la “Fertilità dei campi”, la “Ricchezza dell’Autunno” e l’”Amenità dei giardini”.

Curiosità sulla fontana di Trevi

icona curiositàTi sarà sicuramente capitato di osservare dei turisti, voltati di spalle, lanciare delle monetine nella fontana. Un po’ come accade per i pozzi dei desideri! Ma da dove arriva questa usanza che, secondo la tradizione, propizierebbe un futuro ritorno nella capitale?

Tale abitudine sembra risalire a secoli e secoli fa, quando gli abitanti della Capitale lanciavano oboli e piccoli doni nel bacino per ingraziarsi le divinità locali.

Nel corso degli anni, sul fondo della fontana si è accumulata una vera fortuna! E ancora oggi infatti non manca chi vi entra per raccogliere le numerosissime monetine, anche se un’ordinanza del Comune stabilisce che i quasi 3000 euro raccolti quotidianamente spettano alla Caritas della città.

Più difficilmente invece avrai avuto modo di vedere l’acqua della Fontana di Trevi tinta di rosso. È successo il 19 ottobre 2007, e non per fenomeni di inquinamento o atti di vandalismo fini a sé stessi. Graziano Cecchini, attivista italiano, versò nella vasca una sostanza colorante a base di anichilina per protestare contro il mercato globale.

Insomma, nel corso della storia la Fontana di Trevi ne ha passate letteralmente di tutte di colori e pensa che nel 1962 un truffatore cercò addirittura di venderlaa uno sprovveduto malcapitato… ma per fortuna era solo un film!

Andrea Crivellari

Andrea Crivellari

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