Chi può raccogliere fondi

icona socialeO meglio, non chi ma per chi.

La legge italiana, in particolare il decreto legislativo n. 460/1997, parla di raccolte pubbliche di fondi per contribuire allo svolgimento delle attività di enti non commerciali. E’ quindi naturale, come prima cosa, spiegare cosa la legge intende per enti non commerciali.

Gli enti non commerciali, così come sono definiti dal TUIR (testo unico delle imposte sui redditi), sono tutti quegli enti (associazioni, organizzazioni no profit, fondazioni, comitati ecc;) che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali. In altre parole, un ente non commerciale deve svolgere prevalentemente un’attività che non rientra nella comune vendita di beni o servizi, ma deve raggiungere i propri scopi con altre attività (ricreative, assistenziali, di solidarietà sociale, di promozione culturale, sportiva ecc;).

Ben inteso, le associazioni (ad eccezione delle ONLUS che devono avere per oggetto esclusivo l’utilità sociale) possono svolgere anche attività commerciale, ma solo in via secondaria e strumentale all’attività principale, in un’ottica di finanziamento dei propri scopi.

Pensiamo ad un’associazione sportiva dilettantistica che ricava del denaro per l’affitto di una palestra facendo pagare corsi, divise ed attrezzature. Non è un’attività commerciale perché, appunto, non agisce con spirito di impresa (il corrispettivo, lo scambio di denaro non è l’oggetto principale per cui si muove).

N.B.: le organizzazioni no profit in generale possono organizzare eventi per la raccolta fondi essenzialmente con tre modalità:

  1. in modo autonomo, facendosi aiutare dai propri aderenti / volontari
  2. da un’agenzia esterna che organizza l’evento su commissione dell’organizzazione
  3. da terzi (persone fisiche che organizzano l’evento di propria spontanea volontà per beneficenza ad una associazione)

La legge, quindi, non stabilisce dei veri e propri limiti per il soggetto organizzatore di un evento di raccolta fondi, quanto per il soggetto destinatario della raccolta, cioè un ente non commerciale. Questo perché la raccolta fondi è un’attività che richiama i principi costituzionali del dovere di solidarietà sociale e di libertà di associazione, principi secondo i quali vi è una totale libertà nella ricerca di sostenitori.

I sostenitori possono dare un contributo all’associazione nelle modalità previste dall’associazione stessa (adesione, volontariato, …) oppure tramite un’offerta di denaro o risorse. La raccolta fondi è solo uno strumento per creare la situazione giusta al momento giusto, con l’obiettivo di ricercare e trovare l’appoggio dei propri sostenitori.

Il tutto, però, deve svolgersi nel rispetto della legge.

Detto questo, è necessario capire a quali norme gli enti non commerciali devono prestare attenzione durante una raccolta fondi.

Le regole ed i benefici fiscali

smartpenPer avere un’idea più chiara di quali benefici fiscali si può godere attraverso una raccolta fondi e a quali condizioni è possibile ottenerli, si devono attentamente analizzare due disposizioni:

  1. art. 143, comma 3 lett. a) TUIR
  2. art. 2, comma 2 D. Lgs 460/1997.

Queste norme, lette insieme, stabiliscono che i proventi ottenuti tramite una raccolta fondi:

  • non concorrono alla formazione del reddito imponibile, cioè non vengono conteggiati ai fini del calcolo dell’IRES
  • non sono soggetti ad IVA
  • sono esenti da ogni tributo, sia statale che locale

Il denaro è così utilizzabile per i propri scopi istituzionali (commerciali e non) senza nessuna tassazione.

Queste agevolazioni fiscali, tuttavia, non sono automatiche per il solo fatto di possedere la qualifica di ente non commerciale: ciò significa che non tutte le raccolte fondi sono tali davanti alla legge, ma solo quelle che rispettano alcune condizioni.

La legge (agli articoli indicati sopra) stabilisce che una raccolta fondi deve avere le seguenti caratteristiche:

  • occasionalità: le raccolte fondi non devono essere l’attività principale (men che meno l’unica) ma devono svolgersi sporadicamente. Per rendersi conto di quale valore temporale dare a questa occasionalità si può prendere spunto da una specifica legge adottata per le a.s.d. (associazioni sportive dilettantistiche): le raccolte fondi si considerano occasionali se si svolgono al massimo due volte l’anno, per un ammontare complessivo di 51.645,69 Euro.
  • concomitanza con celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione, ad esempio le festività religiose, gli anniversari legati alla vita dell’associazione, un nuovo progetto da finanziare.
  • pubblicità: la raccolta fondi deve essere pubblica, cioè non aperta esclusivamente ai soci ma a tutti, a chiunque sia in grado di venirne a conoscenza grazie ad un sistema di pubblicizzazione.

I fondi raccolti, inoltre, possono provenire anche dall’offerta (dietro pagamento di un piccolo corrispettivo) di servizi o di beni di modico (modesto) valore (pensiamo alla classica raccolta fondi attivata dalle associazioni con la vendita di piantine nelle piazze delle città).

L’obbligo di rendiconto

icona calendarioUn’altra norma fondamentale che devi tenere presente durante l’organizzazione di un evento di raccolta fondi è l’art 20 comma 2 D.P.R.  600/1973 (scritture contabili degli enti non commerciali).

In questa legge viene stabilito che, indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario (il bilancio annuale), gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere un apposito e separato rendiconto.

  • Questo rendiconto separato non è altro che un documento in cui vengono segnate tutte le entrate e le uscite relative ad una specifica raccolta fondi. Perché la legge ti chiede di segnarle separatamente? Perché attraverso la descrizione specifica di tutto ciò che è economicamente avvenuto durante una raccolta fondi (descrizione delle attività e rilevazione dei valori economici) si riesce a rispettare la fede pubblica, che significa assicurare trasparenza, credibilità ed affidabilità del proprio operato nei confronti del pubblico. E’ una sorta di garanzia per chi ha interesse a prestare il proprio contributo per le attività dell’ente: garanzia che i fondi sono stati correttamente gestiti ed impiegati per le specifiche finalità della raccolta.
  • Dal rendiconto devono risultare in modo chiaro e trasparente le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenza o campagne di sensibilizzazione: se organizzi, durante un anno, più eventi di raccolta fondi, devi redigere un rendiconto separato per ognuno di essi. In questo modo assicurerai al tuo pubblico (e al fisco) una maggiore trasparenza sulle finalità della raccolta e la destinazione dei fondi.
  • Quando redigere il rendiconto separato? Entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.
  • Il rendiconto va tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22 del D.P.R. 600/1973: questo documento contabile deve cioè essere redatto secondo le modalità previste per una “ordinata contabilità” (come descritte nell’art. 2219 del codice civile) e deve essere conservato, ai fini fiscali, presso la sede legale dell’ente per almeno dieci anni.
  • Le relazioni illustrative: il rendiconto separato non è solo una tabella contabile, ma può essere accompagnato anche da una relazione illustrativa, un documento in cui vengono chiaramente descritte le relazioni esistenti tra gli importi dei fondi e la documentazione dei singoli versamenti, oltre ad una esposizione delle specifiche destinazioni (i progetti) delle somme di denaro raccolte. Qui sotto trovi un esempio di relazione illustrativa (dal CSV di Verona).

 

Raccolta fondi

(titolo)_______________________________________

 Documento della trasparenza e relazione illustrativa

 L’associazione____________________________________________________ ha  posto in essere un’iniziativa / manifestazione denominata ________________________________________________________________, al fine di raccogliere fondi da destinare: (breve descrizione delle finalità)

___________________________________________________________________________________________

Se l’iniziativa è a beneficio di un’altra organizzazione indica il soggetto beneficiario ____________________________________ e l’entità del margine finale destinato al beneficiario ____________ %.

L’iniziativa si tiene i giorni (o nel periodo) _________________________________________

Nei seguenti luoghi ___________________________________________________________ e che saranno presenti volontari identificabili tramite ________________________________

Attraverso

  • CONTATTO DIRETTO (face-to-face)
  • CONTATTO IMPRESE
  • CONTATTO TELEFONO
  • INVIO E MAIL
  • ORGANIZZAZIONE EVENTI
  • ALTRO_________________________________________________

L’OdV adotta quale stile specifico di trasparenza verso i donatori (elencare gli impegni che si assume, e di cui risponde, nell’utilizzo degli strumenti individuati, es. distribuzione di materiale informativo sulla associazione, eventuali certificazioni, stile comunicativo, etc)

________________________________________________________________________________________

La persona incaricata per le informazioni sulla raccolta fondi è _______________

Il documento di Trasparenza viene reso pubblico

  • SITO INTERNET www.____________________
  • DURANTE L’INIZIATIVA/MANIFESTAZIONE
  • ALTRI MEZZI________________________

Favorendo la trasparenza puoi rendere i tuoi donatori e sostenitori veramente consapevoli del loro gesto solidale: ecco perché è importante decidere e rendere pubbliche tutte le informazioni necessarie per il tuo pubblico.

Ricorda che rispettare la legge ti consentirà di usufruire dei benefici fiscali sopra riepilogati; al contrario, in mancanza soprattutto della documentazione contabile, i proventi della tua raccolta fondi verranno considerati dall’agenzia delle entrate, a seguito di accertamento, come normali entrate commerciali e andranno ad aumentare il reddito imponibile su cui devi pagare le tasse.

Linee guida: etica e comportamento

icona papillon e cappelloSe organizzi una raccolta fondi non dovrai solo rispettare le leggi appena descritte, ma dovrai sicuramente mostrare di avere una gestione corretta dal punto di visto etico. Ti devi riferire a quelle che, comunemente, sono chiamate linee guida.

Le linee guida sono degli indirizzi di tipo comportamentale scritte da un ente pubblico predisposto alla vigilanza di un determinato settore e, pur non essendo vincolanti dal punto di vista legale, sono considerate una buona prassi da seguire se si vuole agire correttamente all’interno della propria area.

Per la raccolta pubblica di fondi queste linee guida sono state emanate nel 2010 dall’ex Agenzia per le ONLUS, poi denominata Agenzia per il terzo settore e oggi abolita, ma le cui funzioni sono esercitate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Questi indirizzi comportamentali per chi gestisce una raccolta fondi sono stati resi pubblici per favorire una migliore trasparenza, efficienza, efficacia e qualità degli enti non commerciali che operano nel terzo settore.

All’interno del documento (consultabile qui) puoi trovare:

  • comportamenti , tecniche e strumenti di raccolta fondi
  • come e perché redigere un documento di trasparenza
  • la descrizione del rendiconto gestionale
  • i profili fiscali delle erogazioni liberali (donazioni)
  • accessibilità per il donatore: come l’ente può rendere disponibili ai donatori / sostenitori tutte le informazioni per una migliore trasparenza

Tutto quello che hai letto è una guida riassuntiva in grado di renderti più facile il passaggio tra la lettura di una norma e la sua comprensione.

Una volta comprese, utilizza le leggi a tuo favore e gestisci una raccolta fondi trasparente, ricordandoti di dare un’occhiata a questo articolo.

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