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Riunioni di lavoro fuori orario

Riunioni di lavoro fuori orario

Le riunioni di lavoro che si svolgono fuori dalle ore previste da contratto sono da retribuire?

Un dipendente può scegliere di non partecipare ai meeting extra orario lavorativo?

Come devi regolarti se sei il capo?

In questo articolo cercheremo di fare chiarezza sulla questione per evitare che in ufficio si sollevino problemi.

Le riunioni di lavoro fuori orario vanno retribuite

Riunioni di lavoro fuori orarioLa prima grande regola, stabilita dalla legge, è proprio questa: una riunione che si tiene fuori dal consueto orario di lavoro è da considerarsi a tutti gli effetti come uno straordinario, e di conseguenza va pagata. Discorso diverso per le riunioni sindacali, che approfondiremo successivamente.

Cosa dice la legge sugli straordinari

Secondo l’articolo 3 del Decreto Legislativo 66 del 2003, il contratto di lavoro classico prevede le quaranta ore settimanali. L’articolo 4 afferma che la durata massima sui sette giorni non deve superare le 48 ore, consentite in periodi di problemi nell’assunzione di nuovo personale o di particolari picchi produttivi.

Le 48 ore sono da calcolare sulla media dei tre mesi (quindi con la possibilità di fare anche 52 ore in una settimana, ma di conseguenza “solo” 44 quella successiva, per intenderci).

L’articolo 5, quello che regolamenta il lavoro straordinario, afferma che: “In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso al lavoro straordinario è ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le duecentocinquanta ore annuali”.

Le prestazioni extra orario, oltre a dover quindi essere concordate tra datore e dipendente, devono anche essere retribuite con le maggiorazioni previste dai contratti collettivi di lavoro (e da aumentare in caso di lavoro notturno o nel weekend).

Le riunioni di lavoro extra orario sono da considerarsi straordinari

Come mai abbiamo fatto tutto questo excursus sulla regolamentazione del lavoro straordinario?

Il motivo è semplice: le riunioni sono considerate dalla legge come lavoro normale, e se svolte fuori dall’orario lavorativo devono per questo motivo essere ricompensate come straordinari.

La cosa migliore quindi sarebbe accordarsi per svolgere le riunioni durante l’orario di lavoro ma, specialmente nelle aziende regolate da un orario «a turni», questo non sempre risulta essere facilissimo.

Per questo a volte si ricorre a incontri al di fuori dell’orario di lavoro, che ripetiamo sono a tutti gli effetti straordinari da retribuire come tali.

Rifiutarsi di prendere parte a una riunione dopo il lavoro

Riunioni di lavoro fuori orarioOrganizzare un’assemblea con i dipendenti durante il normale orario lavorativo conviene non solo per non dover pagare gli straordinari ai lavoratori, ma anche perché se la riunione non rientra nel periodo lavorativo stabilito dal contratto, il dipendente è libero di non prendere parte ad essa.

Questo perché, come detto prima, gli straordinari devono essere concordati tra datore e dipendente, e da contratto quest’ultimo non è assolutamente obbligato a prestare delle prestazioni che eccedono il suo normale turno lavorativo.

Per entrambe le parti è importante comunicare

Gli straordinari, e di conseguenza le riunioni di lavoro fuori dall’orario lavorativo, non sono un dovere del lavoratore. Ovviamente, soprattutto se i rapporti sono buoni, dev’essere il buon senso a prevalere.

Se sei il capo, avrai cura di consultarti con i tuoi dipendenti prima di indire una riunione fuori orario, assicurandoti che per loro non sia un problema fermarsi una, due ore in più in ufficio e, chiaramente, retribuendola.

Allo stesso tempo, se una volta un lavoratore non si presenta alla riunione (avvisando, magari), questo non deve avere ricadute sulla sua immagine o sul ruolo svolto da lui nell’azienda: è suo diritto.

D’altra parte, se sei un dipendente e ti viene comunicata la presenza di una riunione che eccederà l’orario lavorativo cerca, parallelamente ai tuoi impegni extralavorativi, di prendervi parte: eviterai di perderti un incontro che potrebbe essere importante e, soprattutto… verrai pagato!

Il consiglio è quindi, per quanto possibile di partecipare alle assemblee, per non infastidire il tuo datore di lavoro, che tuttavia come detto dal punto di vista legale non può muoverti obiezioni.

Ma insomma, tutti prima o poi nella vita saremo costretti a fare degli straordinari!

In ogni caso, tutte le parti devono far prevalere il buon senso: parlarsi, comunicare è fondamentale per mantenere delle buone relazioni lavorative, e scontrarsi su questioni di questo tipo non porta benefici a nessuno.

Le riunioni sindacali

Differenza fondamentale con le riunioni di lavoro

Riunioni di lavoro fuori orarioLe assemblee di lavoro sindacali, al contrario di quelle normali, indette dal datore di lavoro, sono convocate dai lavoratori stessi.

A regolamentarne le modalità di esercizio c’è l’articolo 20 della Legge 300 del 1970, lo statuto dei diritti dei lavoratori.

Le assemblee sindacali durante le ore lavorative

Il sopracitato art. 20 dice che:

“I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva”.

Per dieci ore l’anno quindi, su convocazione da parte delle “rappresentanze sindacali aziendali nell’unità produttiva”, i lavoratori possono svolgere delle assemblee sindacali durante l’orario di lavoro che devono essere retribuite.

Nulla vieta loro di riunirsi anche per più di dieci ore annuali utilizzando il tempo extra lavorativo, ma in questo caso le riunioni non saranno retribuite.

La convocazione delle riunioni di lavoro sindacali dev’essere comunicata al datore di lavoro, così come l’eventuale presenza di dirigenti esterni appartenenti al sindacato che ha costituito la rappresentanza.

L’ordine del giorno dev’essere costituito da “materie di interesse sindacale e del lavoro”.

L’assemblea sindacale può essere sia di carattere generale, quindi aperta a tutti i lavoratori dell’azienda, sia di gruppo (un solo reparto, un determinato sesso, degli scritti a un’organizzazione).

La titolarità del diritto di assemblea spetta in ogni caso ad ogni singolo lavoratore.

Campo di applicazione del diritto alla riunione sindacale fuori orario

Senza entrare troppo nello specifico e nel tecnico delle leggi, occorre un’ultima precisazione, sempre rifacendoci allo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, in questo caso all’articolo 35. Il diritto di assemblea sindacale si applica:

“Per le imprese industriali e commerciali, […] a ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo che occupa più di quindici dipendenti. Le stesse disposizioni si applicano alle imprese agricole che occupano più di cinque dipendenti.

Le norme suddette si applicano, altresì, alle imprese industriali e commerciali che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti”.

Ricapitolando: sulle riunioni di lavoro fuori orario

  • Le riunioni di lavoro che si svolgono fuori dall’orario lavorativo sono da considerarsi straordinari e come tali vanno retribuite. In questo caso il lavoratore può anche non prendere parte alla riunione, in quanto non obbligato a svolgere gli straordinari.

 

  • Per quanto riguarda invece le riunioni sindacali, i lavoratori hanno diritto a dieci ore l’anno (retribuite) durante l’orario di lavoro, mentre fuori dall’orario di lavoro non ci sono limiti di ore ma in nessun caso vengono pagate.

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Chissà, magari tra di loro c’è qualcuno che si sta facendo la stessa domanda in merito a riunioni e dintorni.

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Gianluca Cedolin

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